AziendeInterviste

L’intervista al Professor Antonio Puliafito, cofondatore dell’azienda siciliana SmartMe

Innovazione e valorizzazione territoriale si incontrano per supportare gli ambienti complessi

SmartMe è una realtà siciliana specializzata nella progettazione e implementazione di sistemi hardware e software basati su tecnologie Internet of Things Open Source per la gestione e la cura di ambienti complessi nell’ambito dell’industria e dell’agricoltura 4.0 e per le smart city. Si chiama SmartMe proprio perché ha sede a Messina. Nata come spinoff universitario, il progetto è ora un’azienda solida e operativa con una trentina di dipendenti e si occupa dello sviluppo e della produzione di hardware, firmware e software.

L’obiettivo dell’azienda è fornire le migliori soluzioni per sistemi di Smart Metering, Devices e Fleet Management, Monitoring, Crowdsensing, Anomaly Detection, Preemptive Maintenance, e Smart Environment per tutte quelle realtà che hanno la necessità di rendere connessi, intelligenti, efficienti e sicuri ambienti complessi. Dalla Pubblica Amministrazione al settore utility, SmartMe opera con impianti di produzione, siti agricoli, aree urbane, ospedali, reti di trasporti pubblici, infrastrutture critiche, centri commerciali, aree museali, stadi di calcio e altro ancora.

Abbiamo parlato con il Professore Antonio Puliafito Chief Scientific Officer, cofondatore di SmartMe, Direttore del Laboratorio Nazionale “Smart Cities & Communties” del Consorzio Interuniversitario Nazionale per l’Informatica (CINI) e docente presso l’Università di Messina. Un confronto interessante che ci ha permesso di capire le dinamiche in cui opera SmartMe.

L’intervista a Antonio Puliafito di SmartMe

Per capire la mission di un’azienda non c’è niente di meglio che parlare con chi l’ha fondata. Così il Prof. Puliafito ci ha dato una visione completa e interessante del progetto SmartMe.

Professore Antonio Puliafito
Professore Antonio Puliafito

Buongiorno Professore, le va di parlarci del suo percorso lavorativo e di come questo l’ha portata a diventare Chief Scientific Officer e cofondatore di SmartMe?

Sono docente presso l’Università di Messina, mi occupo di sistemi distribuiti. Ho sempre avuto un interesse attento verso l’industria e l’impatto della ricerca in questo settore, in ogni mia attività e progetto è sempre emerso questo tema. Non è il primo spinoff universitario di cui mi sono occupato. Nello specifico, SmartMe, è nata come compagine sociale di 10 soci, 5 professionisti e 5 accademici. L’attenzione verso il mondo commerciale delle aziende c’è sempre stata. Questo è dovuto anche al mondo in cui ho sempre visto la ricerca: come un’attività che deve avere risvolti pratici e portare benefici reali.

SmartMe è un’azienda digitale, innovativa ma con forti radici territoriali. Ci può raccontare come coniugate la territorialità e l’innovazione?

Uno dei principi su cui è fondata SmartMe è il desiderio di valorizzare le eccellenze del territorio. Messina, infatti, non è un’area attrattiva per l’imprenditorialità, ma ci sono grosse potenzialità. Conoscendo l’ambiente universitario ed i giovani talenti abbiamo cercato di dare loro la possibilità di poter lavorare sul territorio. Infatti, noi sviluppiamo soluzioni ITC e dialoghiamo con i nostri clienti che sono sparsi in tutta Italia, il nostro lavoro prescinde dalla posizione geografica. La collocazione di SmartMe non è mai stata percepita come un limite, ma anzi come un’opportunità per trattenere talenti e dare l’opportunità ai giovani siciliani di trovare lavoro senza rinunciare alla vicinanza con le proprie origini.

Ci sono aree che favoriscono in maniera più spinta il vostro settore, ma avete scelto di restare comunque in Sicilia, quali sono le sfide che dovete fronteggiare?

SmartMe cerca di valorizzare il territorio in primis investendo in capitale umano. Questo ci dà un vantaggio importante e ci permette di fermare la migrazione dei cervelli dalla Sicilia. Come detto, non abbiamo difficoltà a relazionarci con i nostri clienti lontani, che si trovano in tutta Italia o all’estero. Sulla possibilità di realizzare soluzioni sul territorio stessi, le difficoltà ci sono ma non ci sembra giusto gettare la spugna. Cerchiamo di incrementare le nostre attività, pronti a stingere collaborazioni su tutto il territorio nazionale. Anzi, dobbiamo ammettere che la maggior parte dei clienti sono fuori dalla Sicilia, anche se in termini di partnership lavorative cerchiamo di stringere rapporti con aziende locali.

Quali sono i servizi che SmartMe offre ai propri clienti? Quali vantaggi portano i vostri prodotti in ambienti complessi come l’industria, l’agricoltura 4.0 e le smart city?

Noi riusciamo a fornire un servizio completo che copre tutto lo stack, dal sensore per la raccolta del dato, al sistema di geo-computing, ci interfacciamo con il cloud. Chi si rivolge a noi non ha necessità di cercare altri fornitori o tecnici perché riusciamo coprire ogni processo ed esigenza aziendale. Abbiamo la capacità di sviluppare sia hardware che software, quindi, diamo una risposta completa alle esigenze in ambito industriale oppure della Pubblica Amministrazione, così che i clienti abbiano un unico interlocutore con cui interfacciarsi per gestire la parte tecnologica.

Le va di parlarci di un vostro progetto o di una case history di particolare successo?

Gli ambiti di cui ci occupiamo soprattutto sono industria e smart city. In quest’ultimo settore abbiamo preso parte ad un bel progetto bandito dal Comune di Milano, nel quartiere di Lorenteggio. Ci siamo occupati della riqualificazione dell’area a livello di innovazioni tecnologiche per migliorare la qualità della vita dei residenti. Abbiamo integrato 13 sistemi diversi, dall’illuminazione smart, alla monitorizzazione della qualità dell’aria, fino alle SmartCams per video-analisi del traffico. Non tutti i sistemi sono stati sviluppati da noi ma li abbiamo integrati tutti, per essere utilizzati da un’unica interfaccia, facilmente gestibile dal Comune di Milano. Questo semplifica la gestione di sistemi complessi come quelli di una smart city.

Un altro esempio interessante riguarda una nostra collaborazione con un’azienda centro Italia che sviluppa semi-rimorchi. In questo caso, abbiamo provveduto a informatizzare questi sistemi attrezzandoli con schede per raccogliere dati sull’utilizzo e sul funzionamento del semi-rimorchio. L’azienda così tiene sotto controllo tutti i veicoli, gestendo in modo rapido la manutenzione e l’attivazione di azioni di prevenzione sui possibili guasti.

Uno strumento che permette vantaggi competitivi è la soluzione hardware Arancino. Ovvero una scheda che cerca di mimare il comportamento del sistema neurobiologico del cervello umano. C’è una parte di raccolta dati, che simula l’emisfero destro, ed una parte di rielaborazione dei dati che permette di fare previsioni, funzioni tipiche dell’emisfero sinistro. Arancino è perfetto per svolgere azioni di edge computing.

Arancino 1024x771

Come potrà evolvere nel futuro il settore a cui vi rivolgete? Come pensa che cambieranno i servizi e gli strumenti utilizzati da SmartMe?

Penso che gli strumenti si evolveranno, ma non subiranno cambiamenti radicali. Con SmartMe, ad esempio, stiamo già lavorando a integrazioni con piattaforme blockchain per raccogliere e indicizzare i dati in modo permanente. Questo sistema potrà rendere i dati immutabili, non modificabili, il che ha grandi risvolti in ambito legale. Inoltre, si evolveranno sempre di più le soluzioni legate all’Intelligenza Artificiale, che si farà sempre più sofisticata e strutturata. Anche industria, smart city, agricoltura, richiedono di svolgere azioni di edge computing e di avere modelli AI addestrati per garantire una gestione migliore del sistema.

Ringraziamo molto il Professor Puliafito per quest’intervista. SmartMe è sempre alla ricerca di nuove collaborazione e prevede di crescere ancora, assumendo più talenti e sviluppando sempre nuove soluzioni tech. Un esempio brillante di valorizzazione del territorio e di incubazione di idee innovative.

Autore

  • Martina Ferri

    Sono laureata in filosofia, gattara, vegetariana e vesto sempre di nero. Ora che vi ho elencato i motivi per cui potrei sembrare noiosa, posso dirvi che amo la musica, i libri, la fotografia, la pizza, accamparmi in tenda vicino al main stage di qualche festival! Che dite, ho recuperato?

Ti potrebbero interessare anche:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button