Hardware

Ecco le best practice per allungare la vita dei nostri hard disk

Al centro delle operazioni nei più grandi datacenter del mondo troviamo ancora l’umile hard disk, una tecnologia che, nonostante sia vecchia di decenni, è ancora largamente utilizzata, e alla quale facciamo affidamento tutti i giorni per tenere al sicuro i nostri dati. Quindi, come mantenereli in buona salute? Toshiba ci fornisce alcune best practice da adottare per ottenere la massima durata dai nostri preziosi hard disk.

Prendiamoci cura dei nostri hard disk adottando queste best practice

Gli hard disk contengono i nostri preziosi dati, ed è quindi consigliabile prendersene cura. Infatti, sebbene i backup e la duplicazione dei dati possano fornire una protezione contro le perdite di dati, la sostituzione delle unità difettose e il ripristino del regolare funzionamento richiedono risorse sia in termini di personale che a livello economico.

Evitiamo sollecitazioni meccaniche

Data la loro natura di supporto di archiviazione con parti in movimento, gli hard disk possono essere danneggiati da eventuali movimenti o urti dei dispositivi in cui sono collocati. I sistemi NAS e altri dispositivi che non sono installati in un rack di server non dovrebbero quindi mai essere spostati mentre sono in funzione. Inoltre, non dovrebbero nemmeno essere appoggiati sopra o sotto la scrivania, in quanto aumenta il rischio di urtarli e farli cadere. Senza contare che la scrivania può facilmente trasferire le vibrazioni al dispositivo, agendo così come un corpo di risonanza che amplifica le vibrazioni rotazionali del dispositivo.

Nonostante i NAS, gli hard disk di sorveglianza e quelli di classe enterprise siano dotati di una speciale protezione che rileva le vibrazioni indesiderate e regola i parametri operativi per ridurle al minimo, le vibrazioni esterne indotte o amplificate mettono comunque a dura prova i meccanismi interni. Perciò,  è importante che gli hard disk siano fissati correttamente nel dispositivo e non semplicemente inseriti nell’alloggiamento. 

Teniamoli al fresco

Le temperature elevate sono tra i principali nemici degli hard disk. Se si surriscaldano, i componenti elettronici e meccanici non funzionano più correttamente e le singole parti si usurano più rapidamente. Gli hard disk necessitano quindi di un monitoraggio continuo della temperatura e di un raffreddamento affidabile, soprattutto in condizioni di carico elevato. 

La maggior parte degli hard disk dispone di una tecnologia in grado di fornire la temperatura del dispositivo in tempo reale, la cosiddetta SMART (Self-Monitoring Analysis and Reporting Technology). La temperatura deve rientrare nell’intervallo specificato dal produttore, che per i dispositivi di classe enterprise va dai 5°C a 60°C, per i sistemi NAS da 5°C a 65°C e per gli hard disk di sorveglianza da 0°C a 70°C.

Toshiba MGSeries

Come mai queste differenze? Il motivo è che gli hard disk di classe enterprise sono normalmente utilizzati in ambienti climatizzati, mentre i sistemi NAS e gli hard disk di sorveglianza sono spesso utilizzati in ambienti in cui le temperature non sono stabili e non sono facili da controllare.

Per assicurare una lunga vita agli hard disk, questi devono funzionare a una temperatura media di 40°C al massimo, perché è questo valore che viene utilizzato come base per le informazioni sul MTTF (Mean Time To Failure) riportate nelle schede tecniche.

Un buon posto per permettere a un NAS casalingo di funzionare al meglio è uno scantinato fresco, specialmente durante i mesi più caldi dell’anno. I sistemi professionali devono invece trovarsi in locali climatizzati, dove un impianto di raffreddamento garantisca che l’aria fredda arrivi efficacemente e non si mescoli con quella calda che fuoriesce dal retro dei dispositivi.

Sono come noi: non sovraccarichiamoli di lavoro!

Gli hard disk sono un po’ come noi: troppo lavoro li usura in fretta. La durata di un hard disk, infatti, dipende anche dall’utilizzo o, più precisamente, dal carico di lavoro annuale e, nel caso di modelli non progettati per il funzionamento 24 ore su 24, 7 giorni su 7, dal tempo di funzionamento giornaliero.

I drive per PC sono progettati per un carico di lavoro di 55 TB e un tempo di funzionamento di 8-16 ore al giorno. Invece, i sistemi NAS e gli hard disk di sorveglianza sono valutati per l’affidabilità, considerando un carico di lavoro fino a 180 TB e possono essere in funzione 24 ore al giorno. Lo stesso vale per gli hard disk di classe enterprise, la cui elevata affidabilità è valutata considerando un carico di lavoro fino a 550 TB.

“Il superamento dei limiti di carico di lavoro e di tempo di funzionamento non implicano un rischio immediato di guasto, ma la probabilità di guasti aumenta. Chiunque voglia massimizzare la durata dei propri drive deve quindi rispettare i carichi di lavoro e i tempi di funzionamento specificati, proteggere gli HDD da urti e vibrazioni e farli funzionare a una temperatura costante che non superi i 40°C al massimo”, ha dichiarato Rainer W. Kaese, Senior Manager Business Development Storage Products, Toshiba Electronics Europe.

Per maggiori informazioni, vi invitiamo a consultare il sito web di Toshiba.

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