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Oracle Autonomous Database: quando automatizzare in cloud fa rima con innovare e migliorare

Autonomous Database permette di risparmiare tempo e denaro nella gestione dei dati, senza compromessi su sicurezza e affidabilità

Gestire i dati aziendali, preziosi in ogni business, è un compito difficile ma estremamente importante. Proprio per questo, nel data management, tutti i responsabili IT si pongono tre obbiettivi ben precisi: migliorare le prestazioni, automatizzare gli interventi di manutenzione e ridurre i costi. Ma è possibile centrare questi obbiettivi contemporaneamente? Secondo Oracle è possibile raggiungere questo risultato grazie alla sua soluzione cloud-native Autonomous Database, pensata proprio per chi desidera il meglio di Oracle Database senza voler dedicare risorse economiche e professionali alla sua gestione.

Si potrebbe pensare ad Autonomous Database come a un database con il pilota automatico ma in realtà può fare molto di più. È infatti in grado di prendere decisioni in maniera autonoma, analizzando le condizioni in cui si trova ad operare. Autonomous Database è capace di gestire in maniera totalmente autonoma la quasi totalità delle attività amministrative normalmente eseguite dal personale tecnico. Il processo di patching è periodico, automatico e totalmente trasparente a utenti e operatori. Analogamente, l’analisi delle prestazioni del carico di lavoro è continua ed automatica: Autonomous Database è progettato per individuare potenziali miglioramenti nella gestione dei dati ed applicarli automaticamente. Inoltre, algoritmi di machine learning garantiscono la corretta selezione delle migliori strategie di ottimizzazione, anche in presenza di variazioni quantitative del carico di lavoro.

Oracle Autonomous Database è poi in grado di incrementare automaticamente la sua potenza computazionale, quando necessario. Il Black Friday si avvicina? Nessun problema: all’aumentare del traffico di dati, dovuto per esempio ad acquisti e transazioni sul sito di e-commerce, Autonomous Database farà scalare verso l’alto la sua capacità di calcolo, ma non appena la situazione sarà tornata alla normalità, ridurrà automaticamente il numero di CPU in uso, garantendo così un risparmio economico.

Solide radici e innovazione

Autonomous Database è un prodotto relativamente giovane ma vanta già un pedigree invidiabile. Sotto il cofano di Autonomous troviamo, tra i vari componenti, l’accoppiata Oracle Database Enterprise Edition ed Oracle Exadata. Il primo è il database che tutti noi conosciamo, equipaggiato in questo caso con le migliori tecnologie di classe enterprise: Real Application Clusters (per scale-out e High Availability), Active Data Guard (per Business Continuity e Disaster Recovery), In-Memory (per efficientare query massive) e Transparent Database Encryption (per la protezione dei dati).

Oracle Autonomous Database Tab 1

Exadata è invece la soluzione ingegnerizzata di hardware più software espressamente progettata per l’esecuzione ottimale e sicura di Oracle Database. Arrivata ormai alla nona generazione, Oracle Exadata è considerata la piattaforma per eccellenza per ospitare database Oracle grazie alle sue caratteristiche hardware ed alla stretta integrazione con il Database. Un esempio? Lo storage è in grado di filtrare i dati richiesti delle query SQL, prima ancora che questi arrivino al database.

Una variante per ogni esigenza

Autonomous Database riesce dunque ad automatizzare in cloud la gestione di un database in qualsiasi condizione grazie all’utilizzo delle funzionalità di Oracle Database ed Oracle Exadata. Per evidenziarne ulteriormente la flessibilità, Oracle ne offre quattro varianti: Autonomous Database for Analytics and Data Warehousing (ADW), Autonomous Database for Transaction Processing (ATP), Autonomous JSON Database e APEX Developer Service.

Oracle Autonomous Database Tab 2

Autonomous Database for Analytics and Data Warehousing (ADW) è specializzato nella gestione di workload di tipo analitico (data mart, data warehouse, data lake), sfrutta meccanismi di memorizzazione colonnare dei dati ed è quindi particolarmente indicato per workload che coinvolgono elevate moli di dati. Autonomous Database for Transaction Processing (ATP) è invece ottimizzato per workload di tipo transazionale, batch ed Internet of Things. L’analisi ed interrogazione in tempo reale dei dati rappresenta il suo focus. Le ultime due, infine, sono rispettivamente indicate per lo sviluppo di applicazioni facenti largo uso di documenti JSON e per applicazioni create con Oracle APEX, la soluzione di sviluppo low-code di cui abbiamo già parlato su queste pagine.

Cloud e On-Premises: per Autonomous Database non c’è differenza

La capacità di adattamento di Autonomous Database è evidenziata anche dalle modalità con cui è possibile attivarlo. Rimanendo in ambito puramente cloud abbiamo la possibilità di scegliere tra due configurazioni in Oracle Cloud Infrastructure: Shared e Dedicated. Nel primo caso il nostro database sarà ospitato su un sistema Exadata condiviso, seppur completamente isolato a livello di gestione dei dati, mentre nel secondo caso verrà predisposto un Exadata dedicato.

L’impossibilità di migrare i propri carichi di lavoro su cloud non ci impedisce però di adottare Autonomous Database. È infatti possibile optare per Exadata Cloud@Customer o Dedicated Region Cloud@Customer. La prima soluzione consiste nell’installazione di un sistema Exadata, gestito da Oracle, all’interno del data center del cliente. Nel secondo caso invece, verrà predisposta un’intera dedicata Cloud Region all’interno del data center del cliente, permettendo di aggiungere al cloud gestito da Oracle altri carichi di lavoro di tipo non database, come ad esempio applicazioni SaaS per i processi di business aziendali.

Chi volesse infine provare Autonomous Database senza nessun tipo di vincolo, potrà farlo attraverso l’offerta OCI Always Free. All’interno di questo pacchetto, come già anticipato in occasione della panoramica su Oracle APEX, troviamo infatti anche Autonomous Database.

Internet of Clouds

Rimanendo in tema Cloud, tra i temi trattati durante il recente Oracle Cloud World, si è molto discusso di Internet of Clouds. Si tratta di un concetto derivato dal tema del multicloud e che ben rappresenta la complessità dello scenario attuale dei servizi cloud. Si potrebbe riassumere semplicemente in questo modo: dato che difficilmente un’azienda si troverà ad utilizzare esclusivamente i servizi di un singolo cloud provider, questi ultimi saranno costretti ad offrire un qualche tipo di intercomunicabilità per permettere alle aziende di sfruttare il meglio dei servizi disponibili sul mercato, indipendentemente dal vendor.

Nel caso di Oracle Database, e quindi anche di Autonomous Database, questo tipo di approccio si concretizza con Oracle Database Service for Azure. Si tratta di un servizio gestito da Oracle che consente ai clienti Microsoft Azure di integrare Oracle (Autonomous) Database con i suoi servizi, come se facesse parte della stessa offerta di Microsoft, utilizzando cioè un’interfaccia utente analoga a quella di Azure, oltre a sfruttare lo stesso account, grazie al Single Sign On.

Grazie a collegamenti ad alta velocità e bassa latenza tra i datacenter di Oracle e quelli di Microsoft, un’applicazione Azure può utilizzare un database su Oracle Cloud con le stesse prestazioni di un database locale, assicurando così la massima efficienza. Non bisogna poi dimenticare che il traffico in entrata/uscita da questi cloud data center non prevede costi aggiuntivi.

Autore

  • Andrea de Palo

    Senior Principal Consultant in Oracle Italia dal 2015. Si occupa principalmente di database e tecnologie Oracle mantenendo comunque un vivo interesse per tutto quello che accade nel mondo dell'information technology. Durante gli anni 2000 ha collaborato come autore con diverse testate online italiane specializzate su Linux ed Open Source. Utilizza e sponsorizza Linux sin dai tempi in cui tutti gli consigliavano di imparare Windows per garantirsi un futuro lavorativo.

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