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E-Trash e 3Bee, startup sostenibili al Red Bull Basement Milano

L'appuntamento al GUD Milano Bocconi parla di un futuro più green

MILANO – La sostenibilità al centro del Red Bull Basement Milano, evento organizzato al GUD Milano Bocconi per rinforzare il legame fra studenti e imprenditorialità innovativa. Un interessante sguardo verso il futuro con due startup sostenibili: 3Bee ed E-Trash, che l’anno scorso ha vinto la wild card NTT nell’edizione 2021 di Red Bull Basement. Un progetto che usa le api per monitorare l’ambiente e uno che vuole rendere semplice e tecnologico riciclare. Entrambi interessanti, sostenibili e italiani.

Startup sostenibili: E-Trash e 3Bee si raccontano al Red Bull Basement Milano

Un evento per gli studenti che vogliono diventare imprenditori, moderato dagli studenti stessi. È quindi particolarmente interessante che Red Bull Basement Milano parta da due progetti a tutta sostenibilità come 3Bee ed E-Trash.

Startup sostenibili: 3Bee e i suoi alveari intelligenti

Niccolò Calandri, CEO e co-founder di 3Bee, spiega che la sua idea di startup nasce proprio da una commistione di idee e background. “Cinque anni fa tornavo dal MIT e mi misi a parlare con Riccardo, che faceva l’apicoltore. Della situazione delle api, del tasso di mortalità elevato che avevano. All’epoca c’erano solo trattamenti chimici, ma io avevo studiato ingegneria e con lui iniziai a ragionare su un connubio fra elettronica e api: un alveare tecnologico”.

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Quell’idea divenne 3Bee, una startup che oggi serve quattromila alveari in tutto il mondo (il 90% però in Italia) per controllare in tempo reale lo stato di salute delle api e dell’alveare. Ma non solo: “Abbiamo capito che le api fanno da sentinella dell’ambiente, ci fanno capire il benessere o il malessere della natura nel raggio di 6-7 chilimetri, a seconda della grandezza dell’alveare. E unendo questi dati all’algoritmo che abbiamo sviluppato con ESA per le immagini satellitari, sappiamo dire alle aziende che tutelano l’ambiente se gli inerventi di biodiversità stanno funzionando”.

Calandri spiega che il cambio di target, dagli apicoltori alle aziende di tutela, ha permesso di alzare i ricavi e crescere. “Ora l’apicoltore riceve i dispositivi quasi gratis e fa quindi parte della nostra community per proteggere le api. Siamo passati dal convincere 100 apicoltori (e fatturare non più di 2-300mila euro) ad averne quasi tremila“.

Il greenwashing e la ricetta per superare le difficoltà

Calandri spiega che un grande vantaggio di 3Bee è che produce dati sull’impatto ambientale per le aziende. E le aziende che davvero vogliono tutelare l’ambiente, vogliono i dati e non solo la pubblicità derivante. “Se il budget per il marketing di un’operazione in sostenibilità supera quello operativo, allora si tratta di Greenwashing. Ma conta anche come lo vive il consumatore: soprattutto gli under 40 sono molto sensibili a questi temi e capiscono quando le aziende sono oneste e quando non lo sono”.

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Guardando anche i ragazzi di E-Trash, giovanissimi e alla prima esperienza, Calandri parla del fatto che “le difficoltà ci sono tutti i giorni, soprattutto per questioni di fondi. Ma se insisti i soldi si trovano, in Italia non mancano. Ma ancora più difficile è convincere della tua idea chi lavora con te: gli investitori devono solo darti dei soldi, i tuoi primi collaboratori devono darti del tempo. Noi abbiamo dato quote ‘a valanga’ ai primi dieci collaboratori perché avevamo bisogno di un team forte. Oggi siamo in quaranta”.

E rincara la dose più volte su questo, spiegando soprattutto che se trovare neolaureati è fattibile, attrarre persone con quattro o cinque anni di esperienza in un startup sostenibili come 3Bee può diventare complicato. Ma fondamentale. “La cassa è la base, più importante ancora l’idea. Ma sopra a tutto c’è il team: bisogna trovare un gruppo che ci crede”.

E-Trash, anche il cestino diventa intelligente

Prima ancora che salissero sul palco, abbiamo avuto modo di chiacchierare con Filippo Casellato, Sebastiano Felicetti e Umberto Bolzoni, fondatori di E-Trash. Un progetto nato letteralmente a scuola. Bolzoni infatti ci spiega che “parlai con un mio professore in terza superiore della possibilità di utilizzare uno strumento per analizzare i contenuti di un rifiuto in modo da capire dove andasse buttato, visto che a scuola avevamo il problema che non tutti sapevano come fare la riclicata. Ma poi l’idea resto solo un progetto scolastico per qualche anno”.

Ma quando arrivano all’università, l‘H-Farm College in Veneto, arriva la proposta del Red Bull Basement Project. I ragazzi, davvero giovanissimi, ci raccontano che avevamo appena iniziato l’università e ci conoscevamo da un mese, ma abbiamo preso sul serio questa possibilità e abbiamo unito le nostre capacità per presentare un pitch. E così abbiamo vinto la wild card di NTT. Senza l’aiuto del programma di mentoring di Red Bull e della nostra università non avremmo saputo come muoverci. Ma abbiamo vent’anni: se non rischiamo adesso quando lo facciamo?”

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Il problema da affrontare è ambizioso: “ogni anno produciamo 2,5 miliardi di tonnellate di rifiuti, di cui circa 1,5 miliardi di tonnellate non sono riciclate”. E la soluzione è brillante: un sistema di sensori analizza il contenuto del rifiuto e gli algoritmi, adattabili a seconda delle regole per differenziare della città in cui siete, capiscono dove vada buttato. A questo punto, un meccanismo fa ruotare la parte interna del cestino in modo che il rifiuto cada nel giusto scompartimento: carta, vetro, plastica, ecc.

I ragazzi ci spiegano anche che stanno lavorando con alcune aziende per incentivare l’utilizzo con sconti e premi in base a quanto si ricicla. Incentivo che si somma al fatto che molti comuni fanno pagare in più per la rimozione di rifiuto secco, che con E-Trash diminuisce.

Il coraggio e l’umiltà

“La tecnologia è essenziale per risolvere i problemi: eliminiamo l’errore umano per dare un’altra vita ai rifiuti”. E non senza una punta di orgoglio, sarebbero felici di vedere il loro prodotto nelle case, condominii o uffici. Stanno già trovando dei fornitori per farlo: l’idea è quella di fare un seed iniziale per avviare i lavori e poi fare una campagna di crowdfunding. Che siamo sicuri possa essere un successo visto il successo di altre startup sostenibili.

Ma nonostante i buoni risultati che stanno consenguendo grazie al proprio coraggio, non si sentono affatto arrivati. Non solo vorrebbero finire l’università, ma quando gli chiedono di dare consigli rispondono: a vent’anni non ci sentiamo di dare consigli a nessuno. Anzi, se ne avete datecene di vostri. Ma non abbiamo nulla da perdere, possiamo permetterci di buttarci e anche di sbagliare. Questa esperienza ci ha dato modo di imparare molto, abbiamo imparato cosa significano ‘business plan’ e ‘competitor’ sul campo”.

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Queste startup sostenibili che abbiamo incontrato a Red Bull Basement Milano ci fanno pensare che la dinamicità delle startup non solo può aiutare lo sviluppo economico in Italia, ma possono aiutare a trovare soluzioni per problemi enormi. Un mondo con più api e meno rifiuti, tanto per cominciare.

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Stefano Regazzi

Il battere sulla tastiera è la mia musica preferita. Nel senso che adoro scrivere, non perché ho una playlist su Spotify intitolata "Rumori da laptop": amo la tecnologia, ma non fino a quel punto! Lettore accanito, nerd da prima che andasse di moda.

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