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F5 SOAS: benvenuti nell’era delle API

Stiamo assistendo a un grande cambiamento per quanto riguarda il software di livello enterpise. Infatti, secondo il più recente State of Application Strategy Report (SOAS) di F5, più della metà delle applicazioni viene classificata come moderna, e una delle loro caratteristiche principali è l’utilizzo intensivo delle API.

Lo studio, riferito all’anno corrente, è basato su un sondaggio condotto da F5 a livello mondiale, che ha visto la partecipazione di oltre 700 partecipanti provenienti da aziende di diverse dimensioni.

È arrivata l’era delle API

Le applicazioni moderne e i microservizi che utilizzano sono animati da un componente fondamentale, le API (Application Programming Interface). Esse permettono la comunicazione tra processi e servizi, e sono fondamentali per la gestione di applicativi in rete. Le API sono quindi diventate essenziali per le aziende che che stanno consolidando le applicazioni, automatizzando i processi e cercando di integrare l’intelligenza artificiale nei loro modelli di business.

Le aziende hanno le loro API sotto controllo?

Non è un caso, quindi, che il numero di API utilizzate sia in costante aumento. Infatti, le aziende con un fatturato annuo di oltre 10 miliardi di dollari hanno dichiarato di gestire in media più di 1000 applicazioni e quasi 1400 API. Alcune hanno dichiarato di gestire più di 10000 API.

Se il numero di applicazioni gestite tende a diminuire, data la proliferazione di SaaS e PaaS, il numero di API non fa che aumentare: lo studio ha infatti rilevato che, nonostante il 90% degli intervistati abbia dichiarato di gestire meno di 200 app, più di un terzo (41%) gestisce almeno tante API quante app.

Ovviamente, le aziende non possono lasciare che il numero di API sotto la loro gestione esca fuori controllo, e ciò le ha portate ad adottare nuovi metodi per gestire e proteggere le loro reti in crescita. Quasi tutte (95%) hanno implementato gateway API per fornire autenticazione, convalidare le richieste e limitare il traffico. Quasi la metà (43%) ha automatizzato la propria infrastruttura di sicurezza sia per le applicazioni che per le API.

Le soluzioni di sicurezza e gestione delle API sono più importanti che mai, poiché le API, le applicazioni e i dati che esse scambiano diventano sempre più strategici per le aziende“, ha dichiarato Cindy Borovick, Director of Market and Competitive Intelligence di F5. “Tuttavia, singole tecnologie come gli API gateway non saranno sufficienti. L’automazione dell’infrastruttura di sicurezza delle app e delle API può aiutare, ma i tassi di automazione nel settore IT sono ancora inferiori al 50%. Le organizzazioni più protette ed efficienti dovranno implementare strategie complete per tenere traccia, gestire e proteggere le loro API“.

Api

Multi-cloud is the new black

Un altro dato fondamentale emerso dal report di quest’anno è che le applicazioni moderne e le API che le alimentano vengono in gran parte distribuite in un panorama multi-cloud, sia che si tratti di applicazioni moderne o tradizionali.

Infatti, quasi il 90% delle organizzazioni opera oggi in ambienti multi-cloud, e più di un terzo degli intervistati (38%, quasi il doppio rispetto al 2023) gestisce app distribuite in ben sei ambienti diversi. Basti pensare che invece, 4 anni fa, solo il 18% ne utilizzava cinque.

Gestire le applicazioni distribuite è una sfida

Con le app più distribuite che mai, la loro gestione diventa sempre più complessa. La difficoltà principale che le aziende riscontrano è infatti la gestione operativa. Questa complessità si traduce nell’utilizzo di più strumenti e dashboard, soluzioni e policy di sicurezza personalizzate, che comporta mancanza di visibilità sullo stato delle app, troppi fornitori e telemetria intrappolata in silos.

La seconda sfida più citata è quella della migrazione delle app da un ambiente all’altro, mentre circa un terzo degli intervistati è ancora alle prese con la sicurezza multi-cloud, un problema sempre presente almeno dal 2017.

Un’altra preoccupazione molto diffusa, quella della visibilità delle app, quest’anno si trova a metà classifica. I recenticambiamenti suggeriscono che alcune organizzazioni stanno affrontando queste due sfide con soluzioni del tipo “Security as a Service (SECaaS)”.

Il networking multi-cloud è in grado di collegare le applicazioni tra gli ambienti di distribuzione e di consentire quella che è stata definita un’architettura supercloud. In sostanza, semplifica e standardizza il funzionamento delle reti in tutti gli ambienti, siano essi cloud pubblici o privati, data center o edge. Una rete mesh utilizzata in overlay, che fornisca un punto di accesso in tutte le location del multi-cloud, riduce la complessità grazie all’utilizzo delle stesse strutture, configurazioni e console per gestire e monitorare ogni istanza dell’applicazione”, ha spiegato Lori MacVittie, F5 Distinguished Engineer.“Tra le altre cose, il networking multi-cloud può aumentare la visibilità, rivelare API obsolete o trascurate, garantire una distribuzione delle policy più coerente e più dinamica e consentire la migrazione delle app come servizio tra gli ambienti e i cloud provider”.

Per maggiori informazioni, vi invitiamo a consultare il report completo, disponibile sulla pagina web di F5 dedicata.

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