AziendeCase Study

Cisco e la predisposizione all’AI delle aziende italiane

L’intelligenza artificiale è, in questo momento storico, il motore principale di innovazione per le aziende sia grandi che piccole. Tuttavia, il suo inserimento nel processi aziendali richiede tempo e risorse. A che punto sono arrivate le aziende alla fine del 2023? Cisco ha condotto uno studio per capirlo e ci propone un AI Readiness Index contestualizzato sulle aziende italiane.

Le motivazioni dello studio

Le motivazioni scatenanti di questo studio vanno ricercate nel grande interesse di Cisco per l’innovazione portata dalla AI, e anche nella sua continua ricerca di come meglio proporla alle aziende sue clienti. Questo, ce lo spiega nel discorso di apertura Gianmatteo Manghi, Amministratore Delegato di Cisco Italia.

Gianmatteo Manghi
Gianmatteo Manghi

Durante il 2023, ci ha detto Manghi, Cisco ha speso globalmente più di sette miliardi di dollari in ricerca e sviluppo. Solo in Italia sono presenti due centri di ricerca; uno a Vimercate e uno a Pisa e in più l’azienda può contare su una forte collaborazione con il Politecnico di Milano. Questo poderoso investimento spinge oggi l’azienda lungo cinque direttrici: redesign delle applicazioni, supporto al lavoro ibrido, infrastrutture pervasive, cybersecurity e sostenibilità. In tutte queste aree, lo sappiamo bene, l’intelligenza artificiale giocherà un ruolo molto importante nel prossimo futuro. Pertanto, l’suo che ne viene fatto deve essere trasparente verso i clienti; soprattutto se si parla di AI generativa. Inoltre, la visione di Cisco per l’AI non è quella di una tecnologia che va a sostituire i lavoratori nelle aziende. Piuttosto, uno strumento che affianca il dipendente e gli è da supporto nelle collaborazione con il suo team.

Diventa quindi strategico per Cisco fare una valutazione di quale sia l’effettiva recettività della aziende ad inserire l’AI all’interno dei loro processi produttivi e di business.

Lo studio per l’AI readiness index

Enrico Mercadante
Enrico Mercadante

Quanto emerso dallo studio ce lo illustra Enrico Mercadante, South Specialists and Innovation Leader di Cisco Italia.

Parlando specificatamente di intelligenza artificiale, ci fa notare Mercadante, in questi ultimi anni siamo tutti rimasti un po’spiazzati perché testimoni di una tecnologia che è passata direttamente dal banco della ricerca all’utente finale. Non c’è stato, come succede di solito, un passaggio intermedio di uso riservato alle aziende. Il risultato è quindi che le aziende sentono di dover fare qualcosa perché hanno paura di essere rimaste indietro. In particolare, il 95% dei manager è convinto che negli ultimi 6 mesi è aumentata l’urgenza di implementare soluzioni basate su AI. In questo, l’infrastruttura IT e la cybersecurity sono indicate come due aree prioritarie su cui agire.

Lo studio di Cisco ha coinvolto più di 8000 aziende impegnate su 30 mercati a livello mondiale. Ai partecipanti è stato somministrato un questionario su sei aspetti chiave dell’azienda nel contesto dell’AI: strategia, infrastruttura, gestione dei dati, governance, competenze e cultura aziendale. L’obiettivo era di valutare su una scala numerica quanto le organizzazioni sono in grado di adottare soluzioni basate su AI al loro interno.

Un indice numerico permette di suddividere i partecipanti in quattro categorie a secondo del loro livello di preparazione organizzativa: Pacesetters (completamente preparati), Chasers (moderatamente preparati), Followers (preparazione limitata) e Laggards (impreparati). Al termine, la predisposizione di un’azienda ad adottare strategie di AI per il suo business viene espressa da un indice generale che è la media pesata dei valori ottenuti nelle singole aree.

1. Strategia

Per quanto riguarda la definizione di una strategia da seguire per l’adozione dell’AI i numeri sembrano essere favorevoli. In Italia il 73% delle aziende è pronta o quasi. Ad ogni modo, il 92% dichiara di avere già o di stare sviluppando una strategia IA ben definita.

2. Infrastruttura

Il 95% delle aziende a livello globale sa già che l’AI avrà un impatto sul carico di lavoro a cui è soggetta la loro infrastruttura. Il problema, almeno per il nostro Paese, è che solo il 24% degli intervistati ritiene di avere un’infrastruttura di rete all’altezza del compito. In particolare, il 68% ritiene di essere soggetto a limitazioni di scalabilità, se non addirittura di non riuscire ad ottenerla. Per 77% di chi ha partecipato allo studio i problemi sono tecnologici (latenza e capacità di calcolo), ma anche e soprattutto di approvvigionamento hardware (nuove GPU).

3. Gestione dei dati

Questo è forse l’elemento più importante, perché avere dei dati pronti a essere fruiti da un’AI (per addestrarla) è un aspetto fondamentale. Purtroppo, questa è anche l’area dove sul nostro territorio pare esserci meno preparazione in assoluto. Il 27% delle aziende italiane si dichiara totalmente impreparata a fronte di un 17% a livello globale. Per l’82% delle aziende del nostro Paese i dati in loro possesso sono solo parzialmente integrati se non addirittura frammentati. Volendo fare un paragone, a livello globale il 59% delle aziende dichiara una buona consistenza dei dati e che questi sono già pronti per il training di un’AI.

cisco AI readiness index presentation

4. Governance

Questo aspetto è definito da Cisco addirittura come una falsa partenza. Infatti, ben il 77% delle organizzazioni italiane dichiara di non avere policy AI onnicomprensive. Si tratta di definire delle linee guida per i processi aziendali che fanno uso di AI. In particolare, le principali criticità di cui occuparsi sono la privacy dei dati e la loro sovranità, la comprensione delle normative globali e il rispetto delle stesse. Tutti elementi con una ricaduta diretta in termini di fiducia del mercato e fiducia nella tecnologia, In Italia, le aziende che si reputano pronte sotto questo aspetto sono solo il 9% contro il 17% a livello globale.

5. Competenze

Dallo studio risulta che la parte alta dell’organigramma aziendale è quella che più facilmente abbraccia il cambiamento. Infatti, tra le posizioni dirigenziali si riscontra un 85% di recettività elevata sull’argomento. Il problema risiede tuttavia nel coinvolgimento degli strati intermedi, dove si riscontra un 25% di recettività limitata o assente. Nei dipendenti, invece, si rileva un 33% di soggetti che non danno nessuna disponibilità ad adottare l’AI.

Non va sottovalutato il fatto che la mancanza di competenza sull’AI possa tradursi in futuro in una nuova tipologia di digital divide. In Italia il 94% delle aziende dichiara di aver già investito per la riqualificazione dei dipendenti su temi legati all’intelligenza artificiale. Esiste però anche un 27% che esprime dubbi sull’effettiva disponibilità di personale qualificato sul territorio.

6. Cultura aziendale

Dal punto di vista della cultura aziendale sembra esserci molta motivazione nel soddisfare la richiesta di competenze. In questo campo, tuttavia, si osserva la quota più bassa di aziende già pronte: il 7%. Inoltre, il 13% dichiara di non avere piani di change management; e anche per coloro che li hanno, nell’85% dei casi, sono ancora in corso di attuazione.

Il quadro complessivo

Quello che è emerso, in sintesi, è che siamo di fronte a una evidente frattura tra opportunità e preparazione in cinque fattori chiave su sei: infrastruttura, gestione dei dati, governance, competenze e cultura. Il risultato finale è che oggi Il 92% delle aziende italiane non è ancora del tutto pronto a integrare l’AI all’interno dei suoi processi di business.

L’84% degli intervistati ritiene che l’AI avrà un impatto rilevante sull’operatività dell’azienda per cui lavora. Tuttavia, l’82% di loro crede anche che la principale difficoltà sia data dal fatto che i dati aziendali sono spesso organizzati in silo. Pertanto, il problema da risolvere sarà quello di riuscire a sfruttare la tecnologia dell’intelligenza artificiale con i propri dati senza farli elaborare da terzi.

L’aspetto positivo evidenziato dallo studio è che le aziende italiane stanno anche agendo in modo proattivo. Infatti, un terzo di loro ha già una strategia pronta da mettere in campo. Questo è indice di attenzione e consapevolezza sul tema da parte degli executive e della leadership IT.

Cisco guarda al futuro

Dal sondaggio, il 61% delle aziende a livello globale è convinta di avere solo un anno per porre rimedio alla situazione prima che il loro business inizi a risentirne. Questo vuol dire darsi una strategia a lungo termine per l’infrastruttura e per la strutturazione dei dati, ma vuol dire anche lavorare sulle competenze interne.

La corsa per prepararsi all’IA è partita, e c’è una forte pressione per passare dalla pianificazione strategica all’esecuzione, per capitalizzare il potenziale di trasformazione di questa tecnologia.

Liz Centoni, Executive Vice President e General Manager, Applications e Chief Strategy Officer di Cisco.

La risposta di Cisco sembra essere quella di costruirsi un portfolio di prodotti e servizi orientati alle aziende che facciano perno sull’AI. Per raggiungere il risultato, al di la di grandi investimenti nel campo delle reti, occorrerà far fronte al problema di fornire una AI responsabile. Ovverosia, creare un framework di AI in grado di evitare polarizzazioni e allucinazioni. Una possibile soluzione, viene detto in chiusura dell’evento, può essere rappresentata dal calcolo quantistico che, per Cisco, si traduce anche in un nuovo paradigma di sicurezza e reti quantistiche.

Per chi fosse interessato, il report completo è disponibile sul sito web di Cisco.

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Dario Maggiorini

Si occupa di tecnologia e di tutto quello che gira attorno al mondo dell'ICT da quando sa usare una tastiera. Ha un passato come sistemista e system integrator, si è dedicato per anni a fare ricerca nel mondo delle telecomunicazioni e oggi si interessa per lo più di scalabilità e sistemi distribuiti; soprattutto in ambito multimediale e per sistemi interattivi. Il pallino, però, è sempre lo stesso: fare e usare cose che siano di reale utilità per chi lavora nel settore.

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