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VMware Explore 2022 US: rotta verso il multi-cloud

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Il VMware Explore 2022 US, l’evento annuale di VMware, si è aperto ieri, 29 agosto, a San Francisco e si chiuderà il primo settembre 2022. Non solo questa è la prima edizione di un evento che torna in presenza dopo la pandemia, ma VMWare sta puntando molto forte sul futuro facendo importanti annunci di nuovi prodotti e servizi all’interno del suo ecosistema di virtualizzazione.

Il fulcro su cui gira l’evento annuale di VMware è, ovviamente, il cloud e la grande trasformazione digitale che le aziende stanno attraversando i questi ultimi due anni. Infatti, durante il VMware Explore del 2022 vengono affrontati argomenti complessi e strategici. Tra questi troviamo, ad esempio, come facilitare la trasformazione digitale verso il cloud, per permettere alle aziende di innovarsi ed essere più competitive. Creare e gestire una propria piattaforma per applicazioni native cloud, per rendere servizi scalabili in maniera organica. Rendere più sicuri ed efficienti i dipendenti che fanno lavoro ibrido, per adattarsi ai nuovi modelli post-pandemia.

Reimagine the World of Technology at VMware Explore

Il cloud si, ma diverso dal solito

Prima di andare nel dettaglio degli annunci fatti da VMware, crediamo sia importante spendere qualche parola su un trend importante in questo ultimo periodo. Il cloud, secondo molti, sta abbandonando la sua connotazione omogenea secondo la quale si delega tutto il lavoro a un provider esterno che mette a disposizione delle risorse. Il cloud si sta trasformando oggi in una architettura ibrida che attraversa più provider: collezioniamo e coordiniamo risorse offerte da più provider e collochiamo i dati su più fronti (su più infrastrutture) in base all’urgenza con cui ci sono necessari. VMware, durante Explore 2022 abbraccia fino in fondo questo nuovo modo di fare cloud. Infatti, ci parla di organizzazione di infrastrutture multi-cloud con ARIA e dell’abbattimento delle barriere tra cloud e datacenter che portano a nuovi modelli di sicurezza con Project Northstar.

In questa ottica, il nuovo modo di concepire il cloud è in realtà un filo conduttore con cui leggere l’innovazione proposta da VMware: rendere più accessibile e sicuro un cloud dove operatori diversi ed eterogenei hanno di fronte clienti che necessitano di combinare i loro servizi.

Facilitare la trasformazione verso il cloud

Ajai Patel

Di questo argomento ci parla Ajay Patel, Senior Vice President e General Manager Modern Application Platform Business. Di fatto, ci racconta Patel, le applicazioni in cloud rappresentano una sfida in quanto necessitano di cicli di sviluppo molto brevi. Contemporaneamente, però, si registra un incremento sostanziale dei cyber-attacchi alle catene di produzione software. Inoltre, Kubernetes, strumento sempre più diffuso negli ambienti di produzione, pone problemi di visibilità e controllo nelle operazioni molti-cloud.

VMware Tanzu

Per far fronte a questa situazione, VMware propone VMware Tanzu 1.3: una piattaforma per applicazioni multi-cloud. La versione 1.3 di Tanzu si propone come piattaforma di sviluppo omogenea tra cloud di provider diversi indipendentemente dalla tipologia di Kubernetes adottata nei singoli casi.

L’obiettivo di VMware, con VMware Tanzu, è quello di semplificare l’offerta e rendere più rapido il lavoro degli sviluppatori DevOps. E, quindi, per le aziende, di competere meglio sul mercato.

Fonte: presentazione VMware

Viene annunciato anche VMware Tanzu for Kubernetes Operations, che offre un approccio moderno alle gestione multi-cloud grazie alle versione 2.0 di Tanzu Kubernetes Grid e Tanzu Mission Control. Kubernetes Mission Control, in particolare, semplifica le operazioni e aggiunge sicurezza sia all’infrastruttura sia ai flussi di dati. Patel introduce anche il concetto di Unified Observability: una soluzione completa per il monitoraggio di infrastrutture e applicazioni in grado di operare su diverse piattaforme in ambienti multi-cloud.

Creare e gestire una propria piattaforma per applicazioni native

Mark Lohmeyer

Nella seconda parte interviene Mark Lohmeyer, Senior Vice President e General Manager Cloud Infrastructure Business Group. Il suo punto di partenza è la considerazione che molti clienti vogliono migliorare le proprie applicazioni cloud per eseguirle nel modo migliore (e nella posizione migliore) indipendentemente dal cloud provider sottostante. Per permettere ai clienti di fare questo passaggio, VMware propone una nuova generazione del suo ecosistema per il cloud. Alla base della proposta ci sono degli elementi che possono essere usati in maniera trasversale su cloud privati e pubblici. Si tratta di vSphere versione 8, vSAN versione 8 e una nuova proposta: Project Northstar.

Fonte: presentazione VMware

L’accoppiata vSphere e vSAN, secondo lo spirito multi-cloud che fa da filo di Arianna a VMware Explore 2022, è progettata per integrarsi già con i cloud dei principali vendor. È quindi possibile virtualizzare una piattaforma dove il cliente sviluppa e fornire servizi senza preoccuparsi dell’architettura sottostante. Durante la presentazione, infatti, vengono già messi sul piatto Amazon AWS, Microsoft Azure, Google Cloud e Oracle Cloud.

vSphere

vSphere è, per chi non conosce il prodotto, il cuore pulsante dell’architettura VMware e si occupa di smistare il carico di lavoro alle risorse di calcolo disponibili. La versione 8 prevede un’architettura rivista, è in grado di essere eseguita su una DPU (Data Processing Unit) e sfrutta principi di intelligenza artificiale per ottimizzare le prestazioni. La prospettiva è, per il cliente, di avere una capacità transazionale fino al 36% maggiore a fronte di un uso di CPU ridotto del 20%.

vSAN

vSAN, diversamente da vSphere, non si occupa di risorse di calcolo ma coordina e ottimizza lo stoccaggio dei dati. La versione 8 è stata fortemente ottimizzata per usare meno CPU e per usare meglio lo spazio grazie a una compressione migliorata. VMware prevede delle prestazioni migliorate di quattro volte a fronte di un TCO (Total Cost of Ownership) ridotto del 40%.

La semplificazione della gestione di un multi-cloud

Purnima Padmanabhan

Fino a questo punto VMware ci ha parlato in termini di compatibilità e le prestazioni, che devono essere le più alte possibili. Il discorso passa ora invece a un aspetto che deve essere ridotto al minimo: la complessità. Infatti, con la progressiva adozione del multi-cloud abbiamo assistito a un costante aumento di complessità nelle infrastrutture di gestione. Questa complessità è dovuta alla necessità di prendere una serie di decisioni, come ad esempio quali applicazioni distribuire su quale cloud o che compromesso applicare tra costi e prestazioni. Tutto ciò con il rischio di non essere consistenti nella distribuzione delle politiche di accesso, fino a perdere la visione globale su costi, prestazioni e sicurezza.

L’argomento della complessità lo ha affrontato Purnima Padmanabhan, Senior Vice President e General Manager Cloud Management, parlandoci di ARIA.

VMware Aria

Fonte: presentazione VMware

VMware Aria Nasce come una soluzione unificata per la gestione di applicazioni native cloud e cloud pubblico. L’obiettivo è quello di raccogliere tutte le specificità dei singoli cloud, portarle a fattor comune e integrarle tra loro sugli aspetti che davvero interessano al cliente. Stiamo quindi parlando di correlare architetture eterogenee su fattori specifici come costo, prestazioni, sicurezza, configurazione e automazione. Tutto questo viene ottenuto grazie a una piattaforma centralizzata che prende il nome di VMware Aria Hub.

VMware Aria Hub appoggia il suo funzionamento su VMware Aria Graph; un framework in grado di correlare più di 200 milioni di elementi all’interno di un cloud pubblico, intercettare degli eventi e permettere, nel caso, di intraprendere le giuste azioni. Ovviamente, questa piattaforma non gestisce solo prodotti VMware ma si integra con i sistemi di management di molte terze parti.

Un nuovo approccio alla sicurezza

Tom Gillis

Dopo aver toccato gli aspetti di interoperabilità, prestazioni e semplicità d’uso, non possiamo non toccare l’argomento della sicurezza. Perché, anche in questo caso, il passaggio al multi-cloud implica un cambiamento di approccio. Ce ne ha parlato Tom Gillis, Senior Vice President e General Manager Networking and Advanced Security Business Group.

La visione di VMware si basa sulla semplice osservazione che stiamo facendo una transizione molto importante: stiamo passando da un approccio alla sicurezza appliance-based a un sistema completamente distribuito. Ovvero, oggi abbiamo dei sistemi dedicati come apparatiodi rete, mentre domani virtualizzeremo queste funzionalità in microservizi che andremo a sparpagliare su ogni singolo nodo del cloud. Pertanto, elimineremo il singolo grosso firewall per la rete in favore di migliaia di piccoli firewall software specializzati, uno per ogni singolo servizio o processo.

Un microservizio di sicurezza, a questo punto, può anche essere delegato a un sistema esterno non gestito dall’hypervisor, riducendo praticamente a zero il carico extra della CPU. Questo è esattamente quello che ha fatto VMware introducendo lo Smart NIC, annunciato anch’esso in occasione di VMware Explore 2022 US. Uno Smart NIC è un sistema realizzato in hardware e dedicato a eseguire microservizi non solo di sicurezza, ma per la gestione generale della rete.

La proposta commerciale di VMware, quindi, si traduce in un’intera architettura di rete virtualizzata attraverso microservizi che hanno un impatto negligibile sulle prestazioni globali del sistema.

Northstar: la chiusura del cerchio

Fonte: presentazione VMware

Project Morthstar, che abbiamo già menzionato all’inizio di questo articolo, è probabilmente l’annuncio più importante tra quelli fatta a VMware Explore 2022. In sintesi, con Project Northstar il livello di management della infrastruttura di rete virtualizzata viene reso disponibile come un servizio in cloud.

Con Northstar sarà possibile configurare e gestire una connessione sicura e continua tra il cloud privato nel nostro datacenter un cloud pubblico. Questo getta concretamente le basi per ottenere un’infrastruttura virtualizzata multi-cloud in grado di attraversare più provider eterogenei tra loro.

Il risultato finale è la ridefinizione di molti elementi che siamo abituati a dare per scontati in una rete tradizionale. Ad esempio, il fatto che la DMZ sia una zona di protezione che racchiude dei server. Con questo nuovo approccio possiamo vederla in termini di singoli servizi. Inoltre, le funzionalità di un firewall possono scalare in base al carico e non sono più fissate. Il firewall, poi, può essere ovunque ci siano risorse disponibili e non necessariamente in un dato armadio.

Gillis collega questi concetti con quello che VMware definisce “Lateral Security”. Ovvero, la difesa delle applicazioni nel caso in cui un intruso abbia trovato una breccia nel nostro datacenter e sia in attesa di poter agire. Nel frattempo, lavora “lateralmente” da un’applicazione all’altra. La protezione si sposta dal monitorare il punto di ingresso a un sistema al monitorare il punto di ingresso a un microservizio. Le API dei microservizi, infatti, sono per VMware il nuovo punto terminale (endpoint) per la sicurezza.

L’innovazione non si ferma all’architettura

L’incontro si chiude con una serie di annunci di prodotti e servizi che capitalizzano fortemente sulle novità che abbiamo descritto fin’ora.

La virtualizzazione e la gestione avanzata dell’infrastruttura di rete permettono a VMware di proporre una nuova architettura per l’edge computing. Questa architettura, oltre ad aumentare le prestazioni dei servizi, permetterà la virtualizzazione du reti mobili private 4G e 5G.

Altro annuncio molto interessante è l’introduzione dell’Autonomous Workspace per chi fa lavoro ibrido. Un Autonomous Workspace utilizza un approccio orientato ai microservizi per effettuare autonomamente configurazione e diagnostica in base alle necessità dell’utente. La piattaforma su cui si appoggia, VMware Anywhere Workspace si prende cura di gestire risorse, applicazioni e sicurezza per fornire all’utente la migliore esperienza possibile.

VMware Explore 2022 US in sintesi

VMware Explore torna ad essere un evento in presenza negli Stati Uniti con l’edizione 2022. Durante questa edizione si nota una evoluzione importante verso le soluzioni multi-cloud, ovverosia quelle in cui un cliente aggrega servizi offerti da più provider. VMware coglie questo fenomeno e presenta una serie di proposte orientate al rendere più accessibili e sicuri lo sviluppo e la gestione di servizi in ambienti multi-cloud. Nel farlo, propone un ecosistema rinnovato in molti aspetti; non solo con prestazioni migliori ma anche con approcci innovativi a problemi importanti come scalabilità e sicurezza.

Il VMware Explore 2022 US è ancora in pieno fermento, eppure possiamo già guardare avanti al prossimo appuntamento. Per noi, nel vecchio continente, VMware Explore 2022 Europe si terrà a Barcellona dal 7 al 10 di novembre. Appuntamento difficile da mancare chi punta all’innovazione delle infrastrutture o sta pianificando una transizione dei processi verso il cloud.

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