Scenario

Trasformazione Digitale, i ritardi dell’Italia e le opportunità del PNRR

Presentato il Rapporto 2022 dell’Osservatorio realizzato da The European House – Ambrosetti in collaborazione con Fondazione IBM Italia e Fondazione Eni Enrico Mattei

Abbiamo partecipato alla presentazione del Rapporto 2022 Osservatorio Trasformazione Digitale, realizzato da The European House – Ambrosetti in collaborazione con Fondazione IBM Italia e Fondazione Eni Enrico Mattei. Un incontro che ha aperto la strada a riflessioni su diversi temi legati alla digitalizzazione italiana e alle sfide derivanti dal futuro. Speaker e moderatori si sono trovati tutti d’accordo su un punto: con il PNRR ci troviamo di fronte ad un’occasione unica per il Paese, soprattutto per settori quali la Sanità e la Pubblica Amministrazione.

La presentazione del report

Sul lungo periodo, ciò che è emerso dal report, aumentare la digitalizzazione aumenterà anche l’attrattività del Paese. Questo può concretizzarsi in nuove opportunità di lavoro ma anche di investimenti provenienti dall’estero.

E’ stata posta attenzione anche sul tempo dell’educazione, essenziale per far si che nessuno resti indietro ed escluso dal progesso tecnologico. La digitalizzazione deve essere inclusiva, arrivare a tutti, richiede contaminazione e apertura. Solo chi comprende le potenzialità degli strumenti digitali può apprezzarli e goderne i vantaggi. Per questo si è parlato di percorsi di formazioni e progetti come il servizio civile digitale, dove i giovani hanno la possibilità di istruire i lavoratori della PA.

Per Alessandra Santacroce, Direttore Relazioni Istituzionali e Presidente Fondazione IBM Italia: “La trasformazione digitale offre nuove opportunità di sviluppo alle persone, alle imprese, alle istituzioni e alla società civile. Il nostro impegno è quello di porre attenzione anche agli aspetti etici, di inclusione e sostenibilità, affinchè l’innovazione tecnologica sia a beneficio dell’essere umano e a salvaguardia della nostra casa comune, la Terra”.

Inoltre, ciò che è emerso dalle tavole rotonde che si sono susseguite è che non bisogna fossilizzarsi su una tecnologia o uno strumento particolare. Infatti, legarsi ad una sola tecnologia rischia di fare perdere l’opportunità di trovare di meglio. Meglio essere flessibili e avere la mente aperta per cogliere novità e migliorie, senza restare ancorati a idee e strumenti in modo rigido.

I dati del rapporto sulla Trasformazione Digitale

A parlare però sono i numeri raccolti dallo studio, ancora più delle opinioni e delle prospettive future. L’Italia è al 24° posto nell’Unione Europea nella percentuale di persone con competenze digitali di base. Si trova al 25° posto considerando i cittadini che interagiscono online con la P.A. ed è in 21° posizione nella classifica delle aziende con un sito web con funzionalità avanzate. Allo stesso tempo, registra un buon posizionamento in alcune dimensioni spesso non considerate negli indici comparativi, come la cybersicurezza e il legame con la transizione sostenibile.

Secondo Lorenzo Tavazzi, Partner e Responsabile Scenari & Intelligence, The European House – Ambrosetti; “Esistono diversi motivi che rendono necessario un Osservatorio sulla Trasformazione Digitale in Italia, a partire dalle valutazioni sui ritardi nel livello di digitalizzazione rispetto agli altri Paesi UE e dalle carenze strutturali, tra cui la grave assenza di competenze digitali diffuse. Ma allo stesso tempo la trasformazione rientra tra i pilastri del PNRR. Sono previsti infatti investimenti per 40,7 miliardi di Euro: un’opportunità fondamentale per il sistema-Paese per riavviare una produttività stagnante da oltre 20 anni e concretizzare la necessaria transizione green, così strettamente connessa ai processi di digitalizzazione.

Il legame tra le due transizioni, i principi di etica e inclusione, le necessità di cybersecurity: sono alcune delle dimensioni spesso non fotografate adeguatamente dagli indici tradizionali, ma messe al centro delle analisi dell’Osservatorio. Oltre all’analisi della situazione attuale, l’Osservatorio ha messo a punto un modello concettuale innovativo e originale, che può diventare uno strumento efficace di indirizzo e supporto del policy making a integrazione del monitoraggio realizzato dal Dipartimento per la trasformazione digitale”.

Alessandro Lanza, Direttore Esecutivo, Fondazione Eni Enrico Mattei, ha invece posto l’accento sulla sinergia tra transizione energetica e quella ecologica. Se da un lato la crescita della produzione di energia green richiede una forte componente digitale, dall’altro l’adozione delle tecnologie digitali può indurre a un aumento della domanda di energia, a un impatto negativo legato all’aumento dei rifiuti elettronici. Questa consapevolezza deve spingere alla definizione e all’adozione di politiche univoche e auspicabilmente condivise a livello internazionale.

La situazione attuale

I ritardi nella transizione digitale sono noti. Il nostro Paese è al 18° posto su 27 Paesi UE nel DESI (Digital Economy and Society Index), dietro a tutte le maggiori economie. Il miglioramento di 2 posizioni nella classifica generale è trainato dalla componente relativa alla connettività. Nei servizi pubblici digitali si registra addirittura un peggioramento (-1 posizione) e nel Capitale umano la situazione è stabile. In quest’ultima dimensione, al ritmo attuale, all’Italia servirebbero 9 anni per raggiungere il valore europeo di oggi.

Nel 2021 la percentuale di individui che hanno utilizzato Internet almeno una volta a settimana è stata pari a 80% (24° posizione all’interno dell’Unione Europea, con un gap di 8 punti percentuali rispetto alla media europea), solo il 40% dei cittadini ha interagito con la PA online (rispetto ad una media europea del 65%, con l’Italia che è in questo caso 25°). Solo il 56% delle imprese italiane erano in possesso di un sito web con funzionalità avanzate (21° posto nell’UE-27).

La carenza di competenze digitali diffuse, i limitati livelli di connettività e la ridotta propensione al data sharing frenano questa trasformazione. L’Italia è il 24° Paese in UE-27 per quota di persone con competenze digitali almeno di base, mentre sul fronte delle imprese l’Italia registra un’incidenza degli esperti in ICT sul totale degli occupati pari al 3,8% (rispetto a una media UE del 4,5%).

Le opportunità del PNRR

Nel PNRR, la trasformazione digitale si aggiudica un investimento di ben 40,7 miliardi di euro. Rispetto agli altri Paesi europei beneficiari del Next Generation EU, l’Italia è il Paese che alloca il maggiore ammontare di fondi alla digitalizzazione. La transizione digitale dell’Italia rappresenta un’occasione unica di rilancio della produttività e quindi della crescita dell’Italia, l’unico Paese tra le principali economie dell’Unione Europea ad avere al 2021 un livello di PIL pro-capite inferiore rispetto ai livelli del 2000.

Il PNRR rientra chiaramente tra i driver di accelerazione. Dalle stime di The European House – Ambrosetti, gli impatti strutturali abilitati dal PNRR sono estremamente rilevanti e potranno ammontare, nel 2027, al +1,9% del PIL annuo e rimarranno persistenti fino al 2036 (con un impatto cumulato potenziale del +13%). In particolare, la digitalizzazione della PA e la maggiore produttività delle imprese, abilitata dalle tecnologie e dal digitale, potranno pesare per il +1,2% annuo del PIL, fornendo quindi un importante impulso per il rilancio e la competitività del sistema-Paese.

La spinta della transizione green

Tra i fattori trasversali individuati dal Rapporto per rafforzare il processo di digitalizzazione vi è la transizione green. Le nuove tecnologie digitali rendono infatti possibile un efficientamento dei consumi e dei processi. In particolare, le smart grid consentiranno un migliore monitoraggio dei consumi, sistemi di demand-response assicureranno stabilità alla rete di distribuzione. Inoltre, le tecnologie digitali contribuiranno anche all’elettrificazione dei trasporti attraverso sistemi di “smart charging” e all’efficientamento dei processi produttivi delle aziende.

Attenzione, alla questione del reperimento di materie prime critiche. Infatti, è atteso un forte aumento della domanda, che andrà soddisfatta anche attraverso il riciclo dei prodotti tecnologici. Anche il consumo di energia connesso alle tecnologie digitali (in primis i Data Centre) rappresenta un punto di attenzione, sebbene sia per ora compensato dagli aumenti di efficienza.

Cybersecurity, un’esigenza strategica per la trasformazione digitale

Secondo il Rapporto, lo sviluppo del processo di digitalizzazione deve garantire la sicurezza nell’uso dei dati e delle tecnologie digitali. Nel complesso, si stima che l’attività di cybercrime generi un costo annuale globale pari a circa 6 trilioni di Dollari (circa l’1% del PIL mondiale) e che sia destinata ad aumentare fino a 10,5 trilioni di Dollari entro il 2025.

Anche in Italia gli attacchi informatici sono sempre più frequenti, essendo cresciuti a un tasso annuo del +14,4% negli ultimi 10 anni, superando quota 2mila attacchi. Le conseguenze economiche per le imprese sono evidenti. Nel 2021, i Cyber Attack hanno causato alle imprese italiane un danno cumulato di 4,1 miliardi di euro. Il Rapporto ricorda che in risposta a tali rischi, in Italia è stata approvata, a maggio 2022, la nuova Strategia nazionale di cybersicurezza (2022-2026) e l’annesso Piano di implementazione.

Per una Trasformazione Digitale inclusiva ed etica

Le modalità di sviluppo del processo di digitalizzazione devono garantire i principi di inclusione ed etica. E’ necessario garantire che la transizione digitale non lasci indietro nessuno e non contribuisca ad ampliare ulteriormente i gap già presenti. Sul fronte dell’inclusione, in Italia si registrano numerosi divari, per esempio a livello di età, livello di istruzione, territori.

Inoltre, le tecnologie digitali possono sollevare questioni di carattere etico, come nel caso dei bias dell’Intelligenza Artificiale, che possono portare a discriminazione ed altre conseguenze sociali. Il 76% delle aziende a livello mondiale ha adottato o sta sperimentando sistemi di Intelligenza Artificiale, con l’Italia che si posiziona al di sopra della media mondiale di 8 punti percentuali.

Il Tableau de Bord e le linee di azione necessarie per la trasformazione digitale dell’Italia

L’Osservatorio ha realizzato un Tableau de Bord, uno strumento in grado di restituire, di anno in anno, una fotografia aggiornata sullo sviluppo digitale del sistema-Italia. Questo permetterà di predisporre iniziative di policy coerenti per orientare e “governare” con tempestività lo sviluppo digitale del Paese. Il Tableau de Bord intende fare chiarezza su quali variabili agire per aumentare il livello di digitalizzazione dei cittadini, delle imprese e della Pubblica Amministrazione.

Sono state proposte le seguenti linee d’azione:

  1. Valorizzare Transizione 4.0 come programma di riferimento per supportare la twin transition delle imprese del Paese. Serve mantenere invariate nel biennio 2023-2024 le aliquote dei crediti d’imposta per i beni materiali 4.0 e innalzare quelle connesse ai beni immateriali 4.0 e alle attività di R&S e innovazione tecnologica. Inoltre, è auspicabile l’aggiornamento del perimetro dei beni inclusi, aggiungendo le tecnologie connesse alla transizione ecologica.
  2. Promuovere un approccio multidisciplinare alla formazione e allo sviluppo delle competenze in ambito digitale, valorizzando il ruolo di Transizione 4.0. A tal fine, si ipotizza di introdurre l’obbligo all’interno dei curricula universitari in ambito ICT di prevedere almeno un corso riguardante il legame tra digitalizzazione, etica, inclusione e sostenibilità.
  3. Rendere l’etica e l’inclusione i principi guida della transizione digitale, formulando un principio di garanzia. Questo verrà applicato allo sviluppo dei progetti digitali della PA e delle imprese, sul modello del principio “once only”. Tale proposta prevede inoltre l’istituzione di un responsabile predisposto alla valorizzazione dell’inclusione digitale nel territorio. Si auspica anche la collaborazione tra imprese e con il Terzo Settore per la formazione delle competenze digitali nelle fasce più escluse.
  4. Creare protocolli di certificazione per infrastrutture dati e intermediari dei dati rispondenti ai requisiti di sicurezza fissati dalla normativa europea. Inoltre, serve introdurre incentivi fiscali per aumentare il numero di imprese che adottano protocolli di data sharing.

La transizione digitale è un processo lento ma in moto. L’Italia deve cogliere l’opportunità unica del PNRR per cercare di diventare un Paese smart, gree, digitale e ricco di possibilità.

Autore

  • Martina Ferri

    Sono laureata in filosofia, gattara, vegetariana e vesto sempre di nero. Ora che vi ho elencato i motivi per cui potrei sembrare noiosa, posso dirvi che amo la musica, i libri, la fotografia, la pizza, accamparmi in tenda vicino al main stage di qualche festival! Che dite, ho recuperato?

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