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Il problema del Talent Shortage

Le aziende fanno sempre più fatica a trovare personale specializzato

Di questi tempi le aziende si trovano costrette ad affrontare una nuova sfida nello scenario globale post-pandemico: il “Talent Shortage“; ovvero la carenza di talenti in ambito professionale. Secondo una ricerca internazionale ripresa dal World Economic Forum, 3 aziende su 4 non riescono a trovare i profili ricercati. Una percentuale in netta crescita negli ultimi anni se teniamo conto che si tratta del +120% rispetto a 10 anni fa quando, nel 2012, le aziende faticavano a trovare “solo” il 34% dei lavoratori e +8,7% sul 2021. Il problema di reperire capitale umano in linea con le esigenze aziendali sembra sempre più diffuso.

Il fenomeno Talent Shortage

Il Talent Shortage è un fenomeno che coinvolge anche l’Italia dove la percentuale complessiva è di poco inferiore alla media globale. Una minaccia che può mettere un freno alla crescita economica visto che secondo il recente report Upwork’s Future Workforce, il 70% delle organizzazioni ha previsto un aumento del personale entro i prossimi sei mesi. A patto che si riescano a trovare i profili specializzati. Inoltre, stando al report, gli ambiti di lavoro dove è più difficile scovare i talenti sono Information Technology, sales & marketing, manifatturiero e front office.

“Si tratta di un nuovo scenario a cui le aziende si devono adattare altrimenti questa difficoltà a trovare i talenti rischia di diventare una nuova normalità. “Spiega Francesca Verderio, Talent Acquisition Manager di Zeta Service Individua, la business unit che assiste le organizzazioni e multinazionali nella ricerca e selezione di talenti. Verderio prosegue: “I lavoratori stanno ridefinendo il work life balance dando sempre più priorità alla loro vita privata e per questo motivo le aziende devono modificare il loro approccio alla gestione dei talenti. Offrire semplicemente uno stipendio più alto, premi e benefit è un modello datato e controproducente. Occorre immaginare una diversa cultura del lavoro dove i dipendenti sono apprezzati e incoraggiati a soddisfare i propri interessi e le proprie ambizioni per ottenere un più alto livello di fidelizzazione”.

Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista economica The Fintech Times entro il 2030 oltre 85 milioni di posti di lavoro rimarranno scoperti a causa del “Talent Shortage”. 4,3 milioni di questi solo nel settore dell’Information Technology per un danno economico complessivo di quasi 450 miliardi di dollari.

La mancanza di competenze

C’è un altro problema però che si pone per le aziende. Stiamo parlando dello “Skill Shortage”, la situazione in cui ad un candidato mancano le competenze tecniche e personali per ricoprire una nuova posizione lavorativa. La ricerca “The skillful corporation” della società di consulenza McKinsey ha messo in evidenza come allo stato attuale il 43% delle aziende afferma di avere carenze di competenze all’interno della propria forza lavoro.

Non sorprende che per il 53% delle organizzazioni è più “reskillare” i propri dipendenti, ovvero fornire ai lavoratori le competenze che servono alla crescita aziendale. Altre strategie per sopperire al problema possono essere l’assunzione di nuove risorse o la ridistribuzione della forza lavoro con nuovi incarichi e posizioni.

Le soft skill più ricercate

Gli esperti di ricerca e selezione del personale di Zeta Service hanno però individuato 5 soft skill particolarmente apprezzate dagli headhunter. Le soft skill sono competenze che aiutano gli individui ad adattarsi e assumere atteggiamenti positivi per affrontare le sfide della vita professionale e quotidiana.

Tra le abilità più ricercate troviamo:

  • La capacità di lavorare in gruppo, anche in modalità smart working. Con l’avvento dei nuovi modelli di lavoro ibridi è importante che il team riesca a collaborare nonostante i dipendenti non si trovino fisicamente in ufficio. La capacità e il desiderio di cooperare per portare a termine un progetto anche da remoto è cruciale.
  • Sapere definire le priorità, planning, organizzazione interna e in generale avere una corretta gestione del tempo. In molti ambienti di lavoro si passa da un’urgenza all’altra perdendo di vista il quadro generale. Riuscire a definire in anticipo gli obiettivi focalizzando il lavoro verso attività definite e in grado di portare risultati aiuterà la risorsa ad ottimizzare il lavoro.
  • Sapersi adattare a contesti lavorativi mutevoli è una soft skills sempre più apprezzata dai selezionatori. Essere aperti alle novità, a nuovi incarichi ed essere disponibili a collaborare con persone con punti di vista diversi è una capacità molto ricercata nelle aziende.
  • Sviluppare pensiero critico e riuscire ad analizzare in modo oggettivo esperienze e informazioni è una soft skills di rilievo. Infatti, riuscire a trasmettere tutte le criticità attuali in modo chiaro, accurato e preciso è un valore aggiunto. Aggiunto alla capacità di trovare una soluzione alle criticità che si stanno incontrando, la risorsa sarà in grado di offrire un importante valore aggiunto al team.
  • L’abilità nell’acquisire, organizzare e riadattare dati e informazioni provenienti da fonti diverse è importante. Saper ricercare le informazioni necessarie a risolvere le necessità, organizzarle e condividerle in base alle priorità è essenziale.

Sviluppare queste abilità è essenziale per sopperire al Talent Shortage che si sta verificando negli ultimi tempi. Secondo i report i dati attuali sono destinati a peggiorare, rendendo ancora più difficile trovare risorse da inserire nel mondo del lavoro.

Martina Ferri

Sono laureata in filosofia, gattara, vegetariana e vesto sempre di nero. Ora che vi ho elencato i motivi per cui potrei sembrare noiosa, posso dirvi che amo la musica, i libri, la fotografia, la pizza, accamparmi in tenda vicino al main stage di qualche festival! Che dite, ho recuperato?

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