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Qlik Active Intelligence: dati e AI al servizio del lavoro

La prossima evoluzione della Business Intelligence

Se l’importanza dei dati in ambito business è ormai raramente messa in dubbio, è ancora in fase di definizione il come utilizzarli per migliorare il lavoro. Per provare a delineare un nuovo modo per i lavoratori di utilizzare i dati in prima persona, Qlik ha presentato il concetto di Active Intelligence, un’evoluzione della più nota Business Intelligence. Per parlarcene meglio abbiamo intervistato Stefano Nestani, Regional Director di Qlik per l’Italia.

Qlik e l’Active Intelligence che aiuta le aziende

L’Active Intelligence si basa sul più diffuso concetto di Business Intelligence (BI), ovvero l’utilizzo dei dati per prendere decisioni e migliorare l’esito del lavoro aziendale. Il problema, però, è che spesso e volentieri gli strumenti e le conoscenze a disposizione dei lavoratori sono inadeguate per sfruttare al meglio le informazioni disponibili. I professionisti, che sarebbero magari in grado di sfruttare bene alcune analytics, in molti casi non riescono a recuperare. Le persone finiscono così per usare i dati in maniera passiva, affidandosi alla fine più alla loro esperienza e alla loro conoscenza.

L’Active Intelligence descritta da Qlik punta a cambiare questo. Come descritto da Stefano Nestani: “L’Active Intelligence crea un flusso continuo di dati e informazioni in tutta l’organizzazione raggiungendo gli utenti non appena questi nuovi dati “entrano” nell’organizzazione stessa, anche mediante meccanismi proattivi quali l’Alerting. Dal consolidamento dei dati da molteplici sorgenti, sfruttando le tecnologie quali il change data capture, data warehouse automation e la creazione dei data lake, l’Active Intelligence accelera il movimento dei dati lungo l’organizzazione mediante l’automazione dei processi come l’integrazione e la trasformazione dei dati.

Alcuni esempi concreti

Come accennato prima, uno dei problemi fondamentali è dato dalla difficoltà a far emergere i dati rilevanti per i professionisti. Se infatti molti software di BI prevedono una dashboard personalizzabile per il monitoraggio, il processo di personalizzazione è fuori dalla portata di quei lavoratori non tecnici, che però, rispetto ai team IT, sanno quali sono i dati di cui hanno bisogno. L’Active Intelligence, in questo campo, può aiutare tramite la comprensione del linguaggio naturale, che permette agli utenti di navigare facilmente le interfacce, trovare rapidamente ciò di cui hanno bisogno e comporre la propria dashboard.

L’Intelligenza Artificiale non serve però solo a ridurre gli attriti della tecnologia: ha infatti il potenziale di rendere i professionisti proattivi, facilitando la capacità di decidere e agire velocemente e consapevolmente. Questo può realizzarsi ad esempio attraverso suggerimenti operativi contestuali ai dati, che permettono di compiere con un click azioni molto complesse, e attraverso strumenti di condivisione avanzata che rendono più trasparente ai colleghi il processo decisionale.

Per raggiungere questo livello di Active Intelligence, Qlik propone alcune strumenti: “La nostra piattaforma mette a disposizione diversi strumenti che vanno dalla Qlik Data Integration per indirizzare le tematiche di CDC streaming, DWH Automation o Data Lake creation, al Qlik Catalog e a Qlik Data Analytics, gestendo qualsiasi tipologia dato che può essere contenuta in un sistema SAP, in un RDBMS, in un Mainframe o semplicemente in un file.

L’importanza della Data Literacy

La facilitazione e l’automazione sono fondamentali, ma è importante anche assicurarsi che chi lavora in dati, anche strumentalmente, abbia un consapevolezza, almeno di base. del loro significato e della loro natura. Per questo Qlik promuove il Data Literacy Project, un’iniziativa per ridurre il gap di conoscenze riguardante il dati e le analytics. “Il Progetto nasce dall’esigenza di fornire le adeguate competenze alle persone affinché si sentano a proprio agio nella analisi dei dati. La sfida non è solo tecnologica, è anche culturale. Le aziende, infatti, che sempre di più hanno come indicazione strategica quella di diventare organizzazioni data driven, hanno la necessità di porre sempre maggiore attenzione al processo di alfabetizzazione.

Continua: “Uno dei temi di attenzione che affrontiamo quotidianamente con i nostri clienti, è come rendere effettivamente fruibili le Analitiche che vengono realizzate. Questo è il motivo principale per cui abbiamo creato un programma, il Qlik Data Literacy Project lanciato in questi giorni nella versione 2.0, che appunto prevede formazione con corsi di autoapprendimento, forum di discussione, una metodologia per introdurre ed espandere la data literacy all’interno dell’organizzazione untiamente a strumenti di skill assessment, certificazioni e dashboard per misurare i progressi dell’apprendimento.

Conclude: “Le aziende hanno bisogno di dipendenti in grado di estrapolare valore dei dati; è dimostrato infatti che l’alfabetizzazione porta ad un incremento di valore del 5%. I nostri Partners, che sono una delle chiavi del successo di Qlik anche in Italia, condividono e sviluppano insieme a noi queste nuove competenze che poi portano al cliente tramite la progettazione e la realizzazione di soluzioni.

Maggiori informazioni sull’Active Intelligence di Qlik disponibili sul sito ufficiale.

Giovanni Natalini

Ingegnere Elettronico prestato a tempo indeterminato alla comunicazione. Mi entusiasmo facilmente e mi interessa un po' di tutto: scienza, tecnologia, ma anche fumetti, podcast, meme, Youtube e videogiochi.

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