
Le credenziali digitali restano il punto critico delle aziende italiane. In vista del World Password Day di oggi, un nuovo rapporto stilato da Genetec sulla Sicurezza Fisica evidenzia come la spinta all’innovazione AI si stia scontrando con criticità strutturali nella cybersicurezza in Italia.
Cybersicurezza aziende in Italia: meno incidenti ma molti rischi

Le aziende italiane segnalano meno incidenti di sicurezza, ma, allo stesso tempo, subiscono attacchi decisamente più mirati rispetto al resto d’Europa. Secondo il rapporto 2025 di Genetec, solo il 17% delle organizzazioni ha registrato un aumento degli incidenti, contro il 33% nel resto d’Europa. Il dato, però, cambia se analizziamo la qualità delle minacce.
Analizzando, infatti, la tipologia di attacco, il report mostra che in Italia, in percentuale, il totale degli attacchi include:
- Compromissione delle credenziali: colpisce oltre il 66% delle realtà che hanno subito attacchi, contro il solo 25% europeo;
- Attacchi DDoS: rilevati dal 55% delle aziende italiane contro il 30% UE;
- Phishing e smishing: rimangono stabilmente a un 55%.
Ovviamente, le aziende stanno cercando di far fronte a questi pericoli cercando di sostituire i sistemi obsoleti. Oltre il 72% dei professionisti della sicurezza indica, infatti, l’integrazione con nuove tecnologie come principale motivo di aggiornamento. In Europa la media rimane ancorata al 53%.
Non a caso, le imprese che cercano nuove funzionalità tecnologiche ammontano al 63%, di cui il 42% valuta il passaggio a piattaforme di sicurezza unificate: sistemi che gestiscono più funzioni in un unico ambiente. Il 44% delle aziende segnala inoltre l’impatto delle normative come fattore decisivo.
La spinta verso l’AI si scontra contro un muro di criticità
All’interno di questo contesto di evoluzione tecnologica, anche l’adozione dell’intelligenza artificiale avanza. Nel 2025, il 14% delle aziende italiane ha già implementato soluzioni basate su machine learning e modelli linguistici.
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Gli usi principali di queste tecnologie riguardano l’analisi video automatica, con un 55%, e la classificazione degli eventi con un 48%. La sicurezza si integra anche in queste tecnologie, dal momento che il 44% delle aziende vuole sfruttare i sistemi predittivi proprio per anticipare le minacce, contro una media europea del 27%. Questo processo, però, si sta scontrando contro una realtà decisamente problematica. Il 34% delle aziende segnala preoccupazioni legate all’uso dei dati, mentre il 17% denuncia la carenza di competenze.
A contribuire, come se non bastasse, ci pensa anche la bassa compliance normativa, che in Italia pesa più che nel resto d’Europa. Non a caso, il 37% delle aziende afferma che le regolamentazioni influenzano in modo diretto le strategie di sicurezza, contro il 28% europeo. Questo dato non fa altro che confermare il ruolo delle norme come leva economica.
In definitiva, emerge un quadro rappresentato da un sistema in evoluzione ma ancora piuttosto fragile. Le aziende investono in tecnologia e intelligenza artificiale, ciò nonostante, le identità digitali rimangono esposte. La diffusione di piattaforme unificate basate sull’IA predittiva potrebbe ridurre i rischi in modo importante, ma la loro adozione richiede però competenze e governance. Il dato sulle credenziali indica una priorità chiara: senza protezione degli accessi, anche i sistemi più avanzati sono vulnerabili.
- Dabbicco, Claudio(Autore)






